Il Cane come "Altro da Sé": Riconoscere e Rispettare la sua Unicità

Pubblicato il 15 gennaio 2026 alle ore 20:00

Quante volte hai sentito dire o magari hai pensato tu stesso: "Gli manca solo la parola"? È una frase dettata da un amore profondo. Indica che consideriamo il nostro cane parte della famiglia, un essere che ci capisce, che prova emozioni. Ed è tutto vero.

Tuttavia, in questa frase si nasconde una piccola trappola. Quando cerchiamo nel cane un "piccolo umano peloso", rischiamo di perdere di vista la sua vera magnificenza. Rischiamo di non vedere il cane per ciò che è realmente, ma solo come uno specchio dei nostri desideri.

In Maya2009 APS, il coaching umanistico applicato alla cinofilia parte da qui: dal riconoscere il cane come "Altro da Sé".

La trappola dell'Antropomorfizzazione

Amare non significa trasformare l'altro in una copia di noi stessi. Spesso vestiamo i cani con abiti scomodi, interpretiamo i loro sguardi colpevoli come "rimorso umano" (mentre spesso è solo paura o pacificazione), o ci aspettiamo che gradiscano gli abbracci stretti come piace a noi primati (mentre per un canide l'abbraccio può essere un segnale di minaccia o costrizione).

Questo non è amare il cane per la sua "caninità", ma amare l'idea che abbiamo di lui. Rispettare l'unicità del cane significa fare un passo indietro e chiedersi: Di cosa ha bisogno lui, come individuo e come specie, per essere felice?

La dignità della diversità

Il tuo cane è un soggetto unico, portatore di una sua visione del mondo. Il suo naso sente odori che noi non possiamo nemmeno immaginare. La sua esigenza di esplorare, di marcare il territorio, di rotolarsi nell'erba, non sono "comportamenti sporchi" da correggere per renderlo un perfetto cittadino umano. Sono l'espressione della sua natura.

Riconoscere l'Altro da Sé significa:

  1. Accettare la specie: Il cane ha bisogni etologici specifici (masticare, fiutare, correre, socializzare) che vanno soddisfatti, non repressi.

  2. Accettare l'individuo: Ogni cane ha una vocazione. C'è il cane timido che ha bisogno di tempo, il cane esuberante che deve scaricare energia, il cane "pensatore" che ama risolvere problemi.

Non possiamo chiedere a un poeta di fare il contabile. Allo stesso modo, non possiamo chiedere a un cane da pastore di essere felice stando 10 ore sul divano.

Amare significa dire: "Ti Vedo"

Nel coaching umanistico, la crescita avviene quando smettiamo di proiettare aspettative e iniziamo ad ascoltare. Guarda il tuo cane oggi. Non guardare il "tuo" cane (il possesso), guarda Lui o Lei.

  • Cosa lo emoziona davvero?

  • Cosa lo spaventa?

  • Quando lo vedi brillare di pura gioia?

Se riusciamo a rispettare la sua diversità, la relazione cambia. Non è più un rapporto "Padrone-Suddito" o "Genitore-Bambino", ma diventa un'Alleanza tra due specie diverse che scelgono di camminare insieme.

È qui che nasce la magia. Quando smetti di volerlo "normale" (cioè umano) e inizi ad amarlo perché è meravigliosamente, totalmente cane.

Inizia ad osservare con occhi nuovi

Questa settimana ti invitiamo a fare un esercizio di osservazione. Metti da parte il cellulare durante la passeggiata. Non dare comandi. Lascia il guinzaglio morbido (laddove è sicuro) e osserva le sue scelte. Cosa annusa? Quanto tempo ci mette? Come si muove il suo corpo?

In Maya2009 APS aiutiamo i proprietari a togliere gli occhiali dell'abitudine per riscoprire chi hanno davvero accanto. Perché solo riconoscendo l'altro nella sua unicità possiamo costruire un ponte solido tra il nostro cuore e il suo.

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